Ho raccolto le impressioni e i buoni propositi di Nino Giulio Petacchi che promette fuochi d'artificio. Ascoltiamolo!!!!!
giovedì 10 aprile 2008
Ricognizione G.F. Valdagno
Ieri, sotto un cielo che ha regalato uno pallido spiraglio di sole, nonostante le previsioni meteo avverse è stata fatta una ricognizione di una parte del percorso della G.F. Valdagno; nello specifico abbiamo affrontato la salita di Quargnenta e la discesa che porterà alla terribile ascesa finale "del Castello". Insieme al Burghy e il Nino, si è affrontato la salita con un ritmo blando per consentire di valutarne i particolari e di ben capire le difficoltà, i punti di eventuali attacchi e dove ci si dovrà difendere. L'ascesa si presenta lunga ma con delle pendenze blande, anche se dopo le numerose salite affrontate prima, darà sicuramente molto fastidio ai nostri partecipanti. Opinione comune è che per come si presenta, l'asperità si addice appieno alle progressioni devastanti del "Gigetto" che la potrebbe utilizzare come trampolino di lancio per una eventuale vittoria.
Ha impressionato, inoltre, la discesa che porta in Valdagno, che oserei definire tecnica, difficile da affrontare e assolutamente pericolosa in condizioni normali, figuriamoci nell'eventualità di condizioni metereologiche avverse. Da qui nasce la considerazione che, come la salita può favorire la capacità di progressione e scatti di Gigetto, la discesa favorisce un Zangu abilissimo a manovrare la bici in discesa. Nella ricognizione Nino è rimasto positivamente motivato dal percorso e ha voluto ribadire che non si capacita del fatto di non venire considerato come uno dei pretendenti alla vittoria finale e giura che domenica se ne vedranno delle belle. Da parte mia, ho visto un Nino in peso forma con un buon colpo di pedale, anche se ritengo che potrà farsi valere un pò più avanti nella stagione. martedì 8 aprile 2008
E ALLORA GIGETTO...TI VUOI SVEGLIARE????
Mi è giunta voce che Zangu, in grande spolvero ha dato un assaggio della sua preparazione sabato nel classico "Tour Palladio" ad un povero Gigetto che, inerme, non è riuscito a resistergli nella salita che porta ad Asolo. Fatto strano, date le aspettative che si ripongono nel giovane di Cavazzale che nell'ultimo periodo, ha dimostrato di possedere un colpo di pedale invidiabile. Ma cosa succede al ragazzo..........si sta forse confrontando con uno sport che chiede troppo ai propri atleti. Fatica, sudore, doversi confrontare con il sole, vento, pioggia, manti stradali bagnati dove la bicicletta è difficile da governare, fanno parte delle regole di uno sport che è solo per pochi. Gigetto hai voluto la bicicletta e ora devi pedalare. Così la voce che non lo vede alla partenza alla G.F. Valdagno di domenica nel caso di condizioni atmosferiche avverse, spero che sia solo una tattica pre-gara e che il Gigetto ci dimostri di che tempra è fatto.TANTI AUGURI ZANGU!!!!!
Mese ricco di impegni ciclistici ma anche di compleanni.....oggi compie gli anni Zangu, il ciclista più forte del gruppo per doti d'atleta e d'esperienza. Gli dedico questo video che lo ritrae al "mitico" Giro delle Fiandre Amatori 2005, percorso lungo naturalmente, nell'ultima asperità della giornata il Bosberg, dove lo si vede scollinare primo davanti al nostro To' Bonet che lo marca ad uomo!! TANTI AUGURI!!!!
lunedì 7 aprile 2008
Aprile.....il mese delle corse monumento!!!!
I grandi si guardano e nel finale hanno le gambe in riserva. Così il 92° Giro della Fiandre premia il belga Stijn Devolder, 28 anni, campione nazionale, che vince con un attacco sull’Eikenmolen, il 15° Muro, a 25 chilometri dall’arrivo. Sul traguardo di Meerbeke ha preceduto di 15" il connazionale Nick Nuyens e lo spagnolo Juan Antonio Flecha; quarto, a 21", Alessandro Ballan, che ha battuto Hincapie e Pozzato. La vittoria rappresenta per questo atleta sicuramente il giorno più importante della sua carriera, ottenuta anche con la maglia di Campione del Belgio.Il Fiandre è la corsa per antonomasia più importante per i Belgi, che vivono la passione del ciclismo in maniera maniacale. Quest'ultimo è assolutamente considerato lo sport nazionale e lo si nota dall'affluenza di un pubblico composto e appassionato lungo le strade sulle quali si svolge la corsa. Le sensazioni e le emozioni che si racchiudono nella storia che questo appuntamento vive ogni anno sono difficili alla comprensione di coloro che non l'hanno vissuta da vicino. L'ammirazione e il rispetto scaturisce in queste ascese dure e secche che si rendono impossibili nel pavèe bagnato, nella difficoltà dei ciclisti, nella parte di attori nervosi per mantenere le prime posizioni ad ogni ascesa, stremati dalla fatica e concentrati, perchè un attimo di distrazione può essere fatale. Il Fiandre è epico, e solo chi ha la passione per la bicicletta e ha avuto l'onore di viverlo da vicino può assaporare appieno le gesta di coloro che ne hanno scritto la storia!!!
TANTI AUGURI BEPPO!!!!
Il nostro "vecio" appare sempre più motivato a fare un buon risultato alla http://www.granfondoliotto.com che si disputerà domenica prossima a Valdagno e per questo alterna poche presenze al lavoro per rifinire la oramai eccelsa preparazione al corto. Nell'attesa di commentare gli sviluppi non posso esimermi da formulargli i miei migliori auguri di Buon Compleanno anche se con un giorno di ritardo.
venerdì 4 aprile 2008
DEDICATO A JIMMY

Il blog nasce dalla mia voglia di raccogliere quella che è un a mera condivisione della passione per la bicicletta e di tutto il mondo che ci gira intorno con i suoi attori e comparse. In questo spazio goliardico, però, non ci si può esimere dal riportare anche quelle notizie dolorose, che ci frangono e ci riportano con i piedi per terra ad una dimensione più umana della nostra esistenza. Il giorno 28 marzo, alle ore 21.08 ho ricevuto un sms dal Burghy che recito testualmente: “Jimmy è morto. Investito da una automobile. Per favore non chiamare. Ciao”.
La notizia chiaramente mi ha sconvolto e mi ha arrecato un immenso dispiacere. Il mio pensiero è andato subito al Burghy e alla Simona, pensando al dispiacere che potevano provare in quel momento. Da lì ho provato a vestire i loro panni e a provare a riflettere su quelli che potevano essere i loro sentimenti. Credo che la morte di un cane, per chi prova un affetto profondo per lui, è un evento traumatico. E' una separazione pesante e dolorosa a cui credo non si riesca a dare una connotazione razionale. La morte porta con sé un bagaglio di sofferenza inaccettabile che scatena reazioni difficili da gestire. Vivere la morte improvvisa del nostro amico cane, per colpa di un incidente, è come una porta sbattuta in faccia. Di colpo si è colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento improvviso. Quanto è difficile riordinare le cose che erano sue, togliere i giochi, mettere in ordine la cuccia, chiudere i sacchetti del cibo, togliere tutte le sue copertine. Non c'è una logica a cui appellarci, il distacco fa terribilmente male. Un cane è un amico, è l'estensione del nostro corpo, sempre al nostro fianco, sempre presente con i suoi occhi dolci che ci guardano adoranti. La sua fedeltà, la sua lealtà, la sua intensa compagnia, il suo cercare le nostre mani per una carezza, la sua coda scodinzolante, il suo modo di proteggerci, di difendere la nostra casa, il suo modo così pieno di gioia di giocare con noi. Un fedele amico che non ti tradisce mai. Non ci si può staccare facilmente da generatori di sentimenti così profondi e in effetti non si deve farlo. Amare è un mondo a sé, è una dimensione diversa dove non esiste né vita né morte, solo emozioni pure, pulite, libere da umane contaminazioni, genuine e vere. Amare vuol dire non dimenticare, non sostituire, non rimpiazzare, ma vuol dire anche amare sempre, ancora, contro le leggi di una natura che rende i nostri affetti meno longevi di noi. Amare vuol dire non dimenticare tutte quelle creature che vagano sole in cerca di affetto, che sono chiuse nei canili dopo essere state abbandonate, picchiate, maltrattate, dopo aver sofferto la fame e la sete. Amare vuol dire non dimenticarsi di quelle creature che vagano per strada, lottando ogni minuto per sopravvivere, per un boccone di cibo, per un po’ di calore, per un riparo dalla pioggia, con il pericolo costante di essere investite da un'auto, picchiate o avvelenate da qualche balordo. Creature in balia di un destino crudele, senza una carezza, senza un aiuto, senza una parola, creature immerse in un silenzio che vuol dire abbandono indiretto, ma consapevole e silente di chi vede e non fa niente, di chi vede e si volta dall'altra parte. Ed è qui che si trova un senso anche alla morte. La morte è anche rinascita. E la rinascita è un'altra possibilità, è un'altra apertura verso la vita, verso le emozioni. Aprire le braccia verso un nuovo affetto è un atto di amore verso le creature che ci hanno lasciato, è il segno che quello che ci hanno insegnato in maniera così intensa e profonda non andrà perduto. Il nostro cane ha scavato nel nostro cuore con la sua silenziosa e armoniosa purezza e ci ha messo radici forti e vigorose. Radici che non moriranno mai, ma che metteranno nuovi germogli da cui nasceranno nuovi amori sinceri e incondizionati. Da quelle stesse radici credo che potranno nascere nuovi sorrisi, nuove coccole per un musetto diverso, per uno sguardo diverso, per una creatura diversa. Ma le radici saranno sempre le stesse, sempre verdi, sempre fertili, sempre pronte a generare amore. E noi non possiamo non accettare questo regalo. Amare è la sola risposta alle nostre domande, ai nostri dubbi, alle nostre incertezze. L'Amore è l'unica forza più grande di tutto, l'unica che può vincere anche la morte. Questo è il regalo che il nostro amico ci fa mentre dignitosamente ci lascia.
E Jimmy questo ha fatto per tutti noi.
Non dimentichiamolo mai.
La notizia chiaramente mi ha sconvolto e mi ha arrecato un immenso dispiacere. Il mio pensiero è andato subito al Burghy e alla Simona, pensando al dispiacere che potevano provare in quel momento. Da lì ho provato a vestire i loro panni e a provare a riflettere su quelli che potevano essere i loro sentimenti. Credo che la morte di un cane, per chi prova un affetto profondo per lui, è un evento traumatico. E' una separazione pesante e dolorosa a cui credo non si riesca a dare una connotazione razionale. La morte porta con sé un bagaglio di sofferenza inaccettabile che scatena reazioni difficili da gestire. Vivere la morte improvvisa del nostro amico cane, per colpa di un incidente, è come una porta sbattuta in faccia. Di colpo si è colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento improvviso. Quanto è difficile riordinare le cose che erano sue, togliere i giochi, mettere in ordine la cuccia, chiudere i sacchetti del cibo, togliere tutte le sue copertine. Non c'è una logica a cui appellarci, il distacco fa terribilmente male. Un cane è un amico, è l'estensione del nostro corpo, sempre al nostro fianco, sempre presente con i suoi occhi dolci che ci guardano adoranti. La sua fedeltà, la sua lealtà, la sua intensa compagnia, il suo cercare le nostre mani per una carezza, la sua coda scodinzolante, il suo modo di proteggerci, di difendere la nostra casa, il suo modo così pieno di gioia di giocare con noi. Un fedele amico che non ti tradisce mai. Non ci si può staccare facilmente da generatori di sentimenti così profondi e in effetti non si deve farlo. Amare è un mondo a sé, è una dimensione diversa dove non esiste né vita né morte, solo emozioni pure, pulite, libere da umane contaminazioni, genuine e vere. Amare vuol dire non dimenticare, non sostituire, non rimpiazzare, ma vuol dire anche amare sempre, ancora, contro le leggi di una natura che rende i nostri affetti meno longevi di noi. Amare vuol dire non dimenticare tutte quelle creature che vagano sole in cerca di affetto, che sono chiuse nei canili dopo essere state abbandonate, picchiate, maltrattate, dopo aver sofferto la fame e la sete. Amare vuol dire non dimenticarsi di quelle creature che vagano per strada, lottando ogni minuto per sopravvivere, per un boccone di cibo, per un po’ di calore, per un riparo dalla pioggia, con il pericolo costante di essere investite da un'auto, picchiate o avvelenate da qualche balordo. Creature in balia di un destino crudele, senza una carezza, senza un aiuto, senza una parola, creature immerse in un silenzio che vuol dire abbandono indiretto, ma consapevole e silente di chi vede e non fa niente, di chi vede e si volta dall'altra parte. Ed è qui che si trova un senso anche alla morte. La morte è anche rinascita. E la rinascita è un'altra possibilità, è un'altra apertura verso la vita, verso le emozioni. Aprire le braccia verso un nuovo affetto è un atto di amore verso le creature che ci hanno lasciato, è il segno che quello che ci hanno insegnato in maniera così intensa e profonda non andrà perduto. Il nostro cane ha scavato nel nostro cuore con la sua silenziosa e armoniosa purezza e ci ha messo radici forti e vigorose. Radici che non moriranno mai, ma che metteranno nuovi germogli da cui nasceranno nuovi amori sinceri e incondizionati. Da quelle stesse radici credo che potranno nascere nuovi sorrisi, nuove coccole per un musetto diverso, per uno sguardo diverso, per una creatura diversa. Ma le radici saranno sempre le stesse, sempre verdi, sempre fertili, sempre pronte a generare amore. E noi non possiamo non accettare questo regalo. Amare è la sola risposta alle nostre domande, ai nostri dubbi, alle nostre incertezze. L'Amore è l'unica forza più grande di tutto, l'unica che può vincere anche la morte. Questo è il regalo che il nostro amico ci fa mentre dignitosamente ci lascia.
E Jimmy questo ha fatto per tutti noi.
Non dimentichiamolo mai.
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